'Verso casa'... con Daniele Liotti

Venerdì 03 febbraio 2012
Daniele Liotti torna sul grande schermo nell’opera prima di Emiliano Corapi, "Sulla strada di casa". Al suo fianco Vinicio Marchioni e Donatella Finocchiaro.
Ecco cosa ci ha raccontato della pellicola, del suo personaggio e dei suoi progetti futuri…

Come hai lavorato al tuo personaggio?
Quando ho letto questo copione mi ha colpito molto, sia per la tensione, che teneva lo spettatore attaccato alla trama, che per la scelta di affrontare tematiche come la malavita attraverso personaggi reali. Non ci sono cliché, il film è animato da due personaggi quotidiani. Inizialmente Emiliano (Corapi ndr.) mi aveva scelto per il ruolo di Vinicio (Marchioni ndr.) - Marchioni non era ancora arrivato - ma io ho insistito per il ruolo che alla fine ho interpretato.
Con il mio personaggio, infatti, ho avuto la possibilità di fare qualcosa di diverso: è un uomo irrisolto, che ancora non ha trovato tante risposte.
Quando lavori molto in tv, come me, interpretare un ruolo del genere è un’occasione: anche se sono abituato a prepararmi sempre - che si tratti di tv o cinema - in televisione è un po’ diverso, sei più protetto ad esempio dal primo piano, ci sono più livelli di recitazione. Quando si parla, invece, di cinema, il livello si alza. Sul set ho assaporato il gusto del lavoro dell’artigiano.

Il personaggio che interpreti è un uomo reale…
È un uomo normale, che non ha ancora trovato la sua strada, un perdente pervaso da una immaturità di fondo. Nella vita ha preferito fare scelte più facili. Questo rispecchia anche la situazione d’oggi: è molto facile incappare in errori che ti fanno poi cambiare strada. Non ci sono più insegnamenti, che vengano dalla famiglia, dalle istituzioni, dal governo.
Diciamo che questo suo essere in bilico è stato un po’ il fulcro del personaggio che ho interpretato. Mi ha riportato indietro, ad una mia analisi personale, a tutte le scelte che ho dovuto prendere in un determinato periodo: propri e veri bivi.
Io sono diventato padre molto giovane, poi c’è stata la morte di mio padre, entrare nel ruolo è stata un po’ una psicoanalisi.

Come è andata con Emiliano Corapi?
Inizialmente ero pervaso da una sorta di timore stimolante. Io e Emiliano abbiamo lavorato tanto insieme. Mi ha fornito un background del personaggio attentissimo. Poi Corapi è molto attento e pignolo: sul set abbiamo girato anche 30 ciak della stessa scena. Fino a che non aveva quello che voleva si continuava a lavorare. Tutto questo però in maniera sana. Il film è stato un po’ un corso di recitazione.
Ben vengano lavori come questi, non guardo il lato economico, anche perché come sapete è un film low budget, ma quanto si può crescere.
Emiliano ha la capacità di attrarre lo spettatore, che si rivede nei personaggi ed entra negli occhi e nella pancia degli attori.

E con Vinicio Marchioni?
Insieme ci siamo trovati benissimo, lo contraddistingue la sua umiltà. E’ uno, che come me, si prepara molto per entrare nel personaggio. Abbiamo capito che lavoravamo tutte e due allo stesso modo.
Con Donatella, invece, in scena siamo stati pochissimo insieme, ma ho avuto la possibilità di conoscerla meglio. E’ una grande attrice. C’è stato uno scambio costruttivo e positivo.
Devo dire che con tutto il cast e la troupe sì è creato un rapporto bellissimo: nonostante i sacrifici (molti della crew non erano neanche pagati) volevamo tutti che uscisse un buon lavoro. La forza del film è proprio il livello umano del cast e della crew.

I tuoi prossimi lavori?
A breve andrà in onda sulla Rai la fiction “Il Generale dei Briganti”, per la regia di Paolo Poeti. Io interpreto il protagonista, Carmine Crocco.
Poi ci sono altri progetti, ma fino a quando non sono sulla carta e meglio non parlarne… (ride ndr.).
Silvia Marinucci

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