Venezia 67., la mostra parla italiano
Venezia riparte, ma sotto il segno della sobrietà. Anche la
67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (in programma dall’1 all’11
settembre) deve fare i conti con la crisi finanziaria. Lo ha ribadito Paolo
Baratta, presidente della Fondazione Biennale di Venezia, lo dimostrano le
decisioni di ordine pratico come quella di fare a meno della Sala Perla 2 e lo
conferma la scelta dei titoli delle sezioni parallele che di crisi
esistenziali, sentimentali o familiari parlano. “Nessuno sponsor ci ha abbandonato – ha spiegato Baratta – e
questo è un risultato molto positivo ma siamo stati costretti a ridurre i
costi, a rinunciare a qualcosa”.
Ma la crisi, si sa, è anche sinonimo di cambiamento: foriera di scelte coraggiose
la sezione Orizzonti, che quest’anno si apre ai ‘fuori formato’, sperimentando
così il linguaggio del corto e mediometraggio. Una Mostra ‘giovane’ se si
considera l’età media dei registi in concorso (47 anni), sempre più laboratorio
e “luogo permanente di riflessione sul cinema”, che non rinuncia però alla
grande tradizione.
Festival della crisi, ma anche festa tricolore. La selezione ufficiale batte
bandiera italiana con ben 29 lungometraggi (41 se si aggiungono i titoli di
Settimana delle Critica e Giornate degli Autori), di cui quattro in gara per il
Miglior Film. A sorpresa irrompe nella scena del concorso l’opera prima di un
cantastorie romano come Ascanio Celestini (“La pecora nera”), assente invece,
tra le polemiche, “Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati che lo scorso anno
aveva calcato le scene veneziane con “Il papà di Giovanna”, il film che valse
la Coppa Volpi a Silvio Orlando, pronto a sfilare nuovamente in passerella con
“La passione” di Carlo Mazzacurati. A contendersi il Leone d’Oro, insieme al Maestro
padovano (presente anche fuori concorso con il documentario “Sei Venezia”), il
risorgimentale “Noi credevamo” di Mario Martone e l’intimo “La solitudine dei
numeri primi” di Saverio Costanzo.
Nutrita anche la squadra americana che si affida a giovani talenti come quelli
di Sofia Coppola, attesa in Laguna con “Somewhere”, e di Ben Affleck che per la
sua opera seconda, “The Town”, sceglie il fuori concorso, dove gli fa compagnia
il fratello Casey con il documentario “I'm Still Here” sulla neonata carriera
musicale dell’amico e attore Joaquin Phoenix. Ed è sempre uno statunitense ad
aprire il Concorso, quel Darren Aranofsky che a Venezia nel 2008 vinse il Leone
d’Oro con “The Wrestler” guadagnandosi il merito di aver fatto risorgere Mickey
Rourke: questa volta sbarca in Laguna con un thriller, “Black Swan”. Ma sul Lido quest’anno soffia un vento pulp… a partire dal
presidente di Giuria, Quentin Tarantino e passando per il film di Mezzanotte
“Machete”, ultima creatura di Robert Rodriguez realizzata sulla base del finto
trailer inserito nella versione originale di “Grindhouse”.
Per approfondire, ecco tutti i film della selezione ufficiale!
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