Addio allo sguardo puro di Anghelopoulos
Mercoledì 25 gennaio 2012
Theo Angelopoulos ci ha lasciati mentre stava lavorando ad una nuova parte della sua monumentale riflessione sulla memoria, cominciata con “La sorgente del fiume” e proseguita con “La polvere del tempo” celebrato a Berlino nel 2009. Il Maestro greco è stato vittima di un incidente stradale ad Atene, durante le riprese in esterni al Pireo. "Eravamo sul set quando è successa la
cosa più stupida e disgraziata del mondo" ha commentato il produttore
Amedeo Pagani, aggiungendo "mi è morto tra le braccia"... Era
impegnato a girare "L'altro mare", un film sulla crisi della sua terra,
con protagonista Toni Servillo, ora sotto choc.
Una morte insensata per un uomo rigoroso, un regista dal percorso artistico di rara coerenza.
Chi sa cosa pensava realmente della crisi, della drammatica situazione economica, degli scontri in piazza della ‘sua’ gente di Atene, Anghelopulos, capace di uno sguardo poetico e intenso sul passato e sul presente della sua terra, un regista dal senso potente dell'inquadratura,con un senso estetico che non si piegava alle convenzioni del mercato esaltando la dimensione dell'autore come artista che rievoca il passato e interpreta il presente.
Angelopoulos è sempre stato una figura di riferimento della cultura politica greca. Intervistato sulla crisi economica diceva: “Sono giorni difficili e duri, ma abbiamo il vantaggio di aver conosciuto la miseria e la difficoltà. Ne usciremo riscoprendo il lato umano del vivere insieme, ritrovando la solidarietà e il gusto delle cose piccole, conquistate col sudore e la passione…”
Figlio di piccola borghesia, lascia la patria nel 1962 dopo la laurea in legge per trasferirsi a Parigi.
Dopo il diploma alla scuola di formazione audiovisiva di Francia, militante nella sinistra politica greca va a dirigere un quotidiano d'informazione, che sarà brutalmente chiuso dalla censura del regime all'avvento dei Colonnelli.
Esiliato, ripara in Francia e cerca lavoro come regista grazie a un cortometraggio, "La trasmissione" (1968) che ottiene immediati consensi internazionali. A 35 anni debutta nel lungometraggio con un film che viene presentato come un thriller. Si intitola "Ricostruzione di un delitto" (1970) e riassume i canoni di tutto il suo cinema futuro: sobrio realismo che non indulge mai nel documentarismo, attenzione alla dimensione storica, affermazione del primato della giustizia, costruzione quasi mitologica dei personaggi che incarnano i valori su cui è costruita la storia.
Con i film della cosiddetta ‘trilogia greca’ (“Ricostruzione di un delitto”, “La recita” e “I cacciatori”) girata tra il '72 e il'77 conquista rapidamente lo status di Maestro del cinema, anche per merito dell'enorme impatto che "La recita" ebbe sul pubblico del festival di Cannes dove fu premiato dalla giuria.
Del 1980 è "Alessandro il grande" con Omero Antonutti, che conquista il Leone d'oro alla Mostra di Venezia e lo porta a legarsi artisticamente al nostro paese, grazie al sodalizio con lo sceneggiatore e poeta Tonino Guerra. I due scriveranno insieme tutti i film successivi di Angelopoulos da "Viaggio a Cythera" a "Il volo" con Marcello Mastroianni.
Con l'amatissimo Gian Maria Volontè comincerà anche lo straordinariamente intenso "Sguardo di Ulisse" terminato poi da Harvey Keitel dopo la morte di Volontè.
Palma d’Oro a Cannes nel 1998 con "L'eternità e un giorno", poi nel 2004 parte la nuova trilogia, sulla memoria, con “La sorgente del fiume”.
Il festival di Berlino, ormai alle porte, spesso gli ha tributato i massimi onori e lo ricorderà certamente in occasione della prossima edizione, come lo guarderanno milioni di spettatori, nella notte delle stelle, con l’omaggio ai grandi del cinema – spesso dimenticati – che se ne vanno.
Lo guarderanno certo, probabilmente inconsapevoli della sua grandezza…
Una morte insensata per un uomo rigoroso, un regista dal percorso artistico di rara coerenza.
Chi sa cosa pensava realmente della crisi, della drammatica situazione economica, degli scontri in piazza della ‘sua’ gente di Atene, Anghelopulos, capace di uno sguardo poetico e intenso sul passato e sul presente della sua terra, un regista dal senso potente dell'inquadratura,con un senso estetico che non si piegava alle convenzioni del mercato esaltando la dimensione dell'autore come artista che rievoca il passato e interpreta il presente.
Angelopoulos è sempre stato una figura di riferimento della cultura politica greca. Intervistato sulla crisi economica diceva: “Sono giorni difficili e duri, ma abbiamo il vantaggio di aver conosciuto la miseria e la difficoltà. Ne usciremo riscoprendo il lato umano del vivere insieme, ritrovando la solidarietà e il gusto delle cose piccole, conquistate col sudore e la passione…”
Figlio di piccola borghesia, lascia la patria nel 1962 dopo la laurea in legge per trasferirsi a Parigi.
Dopo il diploma alla scuola di formazione audiovisiva di Francia, militante nella sinistra politica greca va a dirigere un quotidiano d'informazione, che sarà brutalmente chiuso dalla censura del regime all'avvento dei Colonnelli.
Esiliato, ripara in Francia e cerca lavoro come regista grazie a un cortometraggio, "La trasmissione" (1968) che ottiene immediati consensi internazionali. A 35 anni debutta nel lungometraggio con un film che viene presentato come un thriller. Si intitola "Ricostruzione di un delitto" (1970) e riassume i canoni di tutto il suo cinema futuro: sobrio realismo che non indulge mai nel documentarismo, attenzione alla dimensione storica, affermazione del primato della giustizia, costruzione quasi mitologica dei personaggi che incarnano i valori su cui è costruita la storia.
Con i film della cosiddetta ‘trilogia greca’ (“Ricostruzione di un delitto”, “La recita” e “I cacciatori”) girata tra il '72 e il'77 conquista rapidamente lo status di Maestro del cinema, anche per merito dell'enorme impatto che "La recita" ebbe sul pubblico del festival di Cannes dove fu premiato dalla giuria.
Del 1980 è "Alessandro il grande" con Omero Antonutti, che conquista il Leone d'oro alla Mostra di Venezia e lo porta a legarsi artisticamente al nostro paese, grazie al sodalizio con lo sceneggiatore e poeta Tonino Guerra. I due scriveranno insieme tutti i film successivi di Angelopoulos da "Viaggio a Cythera" a "Il volo" con Marcello Mastroianni.
Con l'amatissimo Gian Maria Volontè comincerà anche lo straordinariamente intenso "Sguardo di Ulisse" terminato poi da Harvey Keitel dopo la morte di Volontè.
Palma d’Oro a Cannes nel 1998 con "L'eternità e un giorno", poi nel 2004 parte la nuova trilogia, sulla memoria, con “La sorgente del fiume”.
Il festival di Berlino, ormai alle porte, spesso gli ha tributato i massimi onori e lo ricorderà certamente in occasione della prossima edizione, come lo guarderanno milioni di spettatori, nella notte delle stelle, con l’omaggio ai grandi del cinema – spesso dimenticati – che se ne vanno.
Lo guarderanno certo, probabilmente inconsapevoli della sua grandezza…
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